PAPPIO DEL DRAGO
Vi sono uomini che sono entrati a far parte della storia e della leggenda senese e contradaiola
con la solo forza della loro personalità: Pappìo è uno di questi.
Pappìo, al secolo Lorenzo Fabbri, dal Drago, vive la prima metà del '900, è un uomo povero, di quel
tempo in cui la ricchezza della maggior parte dei senesi era fatta di tanta fame, di miseria, di arguzie di spirito e
di battute pronte ad esorcizzare tutti i mali insieme anche a qualche bicchiere di vino di basso costo ma di
genuina qualità ed a qualche cantata, o "becerata", fra contradaioli.
Pappìo amava profondamente i cavalli ed è noto il suo attaccamento al grandissino Folco, protagonista insieme a Ruello
di carriere esaltanti. Folco lo seguiva come un cagnolino e lo aspettava tranquillo quando Pappìo si fermava dal vinaio. Quando Pappìo si recava a
Fornacelle, a casa del Pepi, agli amici che gli chiedevano il perchè, rispondeva: "Mangio, bevo e... vedo Folco".
Di frasi celebri e storielle più o meno vere è pieno il patrimonio aneddotico popolare senese; esempio contrabbandare tra "le spese della stalla"
le bevute ed i sigari per il cavallo. Una storiella fra le tante ?! Quella del "gobbo". Correva per il Leocorno un fantino, Michele Rossi,
che aveva una cifosi dorsale. Pappìo quando lo vide per la prima volta nell' Entrone lo salutò chiamandolo "gobbo"; quello si risentì dicendoli che
il suo nome era Michele. Pappìo si scusò promettendoli che non sarebbe più acceduto un fatto del genere. La mattina dopo, sempre nell' Entrone,
Pappìo lo rivede e lo saluta: "Buongiorno Michele". Quello gli rispose: "Buongiorno..". E Pappìo: "Ha' visto, 'un te l'ho detto gobbo".
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